I sogni reali dei “folli menestrelli”

I sogni reali dei “folli menestrelli”

Officina dell’Arte travolge il “Siracusa”.

Standing ovation per il team di Piromalli

Officina dell'arte - 13 a tavola

di Grazia Candido (foto Gianni Siclari) – Solitamente a fine di una stagione teatrale è d’obbligo tirare le somme di ciò che è andato bene e ciò che poteva essere fatto meglio ma ieri sera in un gremito “Siracusa”, l’impatto nel vedere una serrata platea e la fila all’esterno del teatro di spettatori che avrebbero voluto assistere allo spettacolo ma per mancanza di posti non è stato possibile, è la fotografia conclusiva più bella di un piano di lavoro che premia la compagnia teatrale Officina dell’arte. Il team del maestro Peppe Piromalli sceglie di chiudere la sua avventura artistica, ma è già pronta la stagione estiva, con la commedia “13 a tavola” di Marc Gilbert Sauvajon, un testo volutamente riadattato dal team Officina che con i suoi straordinari artisti (Antonio Malaspina, Patrizia Britti, Agostino Pitasi, Mariella Fortugno, Tiziana Romeo, Angela Albanese, Marco Carnà) per due ore, ha inchiodato alle poltrone un pubblico estasiato da una trama il cui fil rouge è la superstizione. I due protagonisti, una coppia di omosessuali, Achille ed Ettore Vergottini (magistralmente interpretati da Piromalli e Malaspina) mette in scena il suono del nostro tempo, traducendo in una “sinfonia” intensamente ritmica i rumori della civiltà contemporanea. Il testo non cade mai nel banale, nella retorica né tantomeno affronta l’omosessualità come “diversità” (nell’accezione negativa che spesso si attribuisce al termine) bensì sfiora il tema che afferisce alla ricerca di identità e pone l’accento invece su un racconto tragicomico tra giochi e abili caratterizzazioni dove affiorano sensualità cariche di sottintesi e di contenuti inespressi che però, si legano all’ideale della purezza dei sentimenti alla quale spesso, si contrappone la dura realtà di un mondo familiare e sociale pieno di ipocrisie. Di forte impatto è la scenografia interamente realizzata dal team Officina che rispecchia la casa di una coppia “di fatto” che con il suo stravagante maggiordomo Paride (alias Agostino Pitasi) deve superare il problema del tredicesimo ospite a tavola. E sì, perché per Achille, nelle origini della superstizione, il numero 13 porta male e per evitare cataclismi, fa di tutto invitando e sostituendo ospiti. In un tempo in cui certi temi non dovrebbero essere più tabù, il pubblico si ritrova invece sommerso in quel vortice di una drammaturgia dove risiede un equilibrio perfetto tra cinismo, dolcezza, paura e fragilità. E il paradosso è che il numero 13 prende il sopravvento anche sulla scoperta della precedente vita di Ettore innamorato in passato di Consuelo Nunzia Ringiangiola (interpretata dalla passionale Patrizia Britti) che, convinta della morte della sua vecchia fiamma, scopre invece la nuova vita dell’ex compagno. In scena, si delinea come un puzzle, un esilarante gioco di equivoci e a volte, sembra di essere su un ring di cui l’incontro finale segna un finto “the end” perché tutti gli attori in un’incessante quasi affannosa ricerca di risposte, giocano sul cliché di una superstizione che, inevitabilmente, condiziona le loro vite. Ma sono i continui applausi, le risate del pubblico e la standing ovation finale a premiare una piccola compagnia diventata però in questi mesi, un gigante che ha fatto del teatro la propria “trappola” di vita ma soprattutto, ha portato l’arte nell’entroterra del proprio io gridando forte la propria voce dal basso. Una voce che, alla fine, fa cascare in questa meravigliosa trappola un popolo che non aiuta il suo teatro e che, a volte, fa finta di non vederlo per paura di non vivere sul serio la vita, per paura di essere soffocati dall’ossigeno dell’arte pura.
Officina dell'arte - 13 a tavola commedia
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IMG_6927Officina dell'arte

IMG_7022Pubblico al Siracusa

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